Il basket in carrozzina mi ha dato nel corso degli anni la possibilità di viaggiare in quasi tutto il mondo.

Rispetto al nostro Paese, la differenza più evidente che si nota, girando per le maggiori capitali europee (e non solo), è che le persone disabili sono parte viva della società.

Questo vuol dire che i mezzi pubblici sono fruibili, i locali pubblici accessibili e, cosa più importante, la società è culturalmente preparata ad affrontare la “disabilità”.

Culturalmente, l’esser preparati di quelle società è dettato dal fatto che quotidianamente si incontra la disabilità nella sua forma più naturale: il ragazzo in carrozzina che (cosa quasi sempre fattibile) da solo sale e scende dal pulman, da solo passeggia senza incontrare ostacoli, da solo va al cinema pagando il suo onestissimo biglietto di ingresso e potendo anche scegliere il posto preferito.

Tutto questo fa sì che il disabile venga considerato un cittadino come tutti gli altri; tutto questo si chiama “integrazione” e determina il grado vero di maturità culturale di una società.

Da questa premessa nasce il progetto “èSportAbile”, che risponde infatti all’esigenza di far conoscere per davvero il concetto di disabilità.

Purtroppo in Italia la disabilità è un mondo pressoché sconosciuto, forse inconsciamente occultato da chi sarebbe deputato a conoscerlo e a farlo conoscere agli altri, un mondo noto solo ed esclusivamente a chi lo vive sulla propria persona o per averne un caso all’interno della famiglia.

Un ragazzo in carrozzina che non può salire sul treno se non ha fatto una settimana prima la domanda per l’assistenza; bambini disabili della squadra di minibasket da me curata i quali a scuola, durante la lezione di ginnastica, rimangono per tutta l’ora a guardare i compagni fare sport perché il professore non sa come coniugare l’insegnamento con la disabilità; persone che abusivamente parcheggiano nel posto riservato ai disabili o in corrispondenza dello scivolo per le carrozzine, senza porsi il minimo scrupolo.

Esempi sconfortanti di un’Italia ancora indietro in tema di rispetto della diversità.

“èSportAbile” racconta la storia di 3 ragazzi portatori di 3 diversi tipi di disabilità, con in comune la voglia di vivere una vita normale facendo sport, andando a lavorare, uscendo a divertirsi con gli amici e, se possibile, aiutando gli altri.

Si tratta di un viaggio in un microcosmo complesso e per molti ancora ignoto, che mira a far conoscere uno spicchio di vita vera, aspetti della realtà quotidiana che quasi sempre i “media” e chi comunque dovrebbe “creare cultura” trascurano di mostrare o sui quali, forse, deliberatamente decidono di far cadere il velo scuro della non conoscenza; magari temendo che la disabilità non sia – come si dice oggi – “politically correct”; comunque consapevoli che per molti ciò che non si vede non esiste, che una realtà della quale nessuno parla è per tutti una “non – realtà” .

 

Il progetto è strutturato in 3 fasi:

  • nella prima viene mostrato un filmato nel quale un disabile descrive la propria vita, le possibilità perdute per non essere partito alla pari con gli altri, le difficoltà per procurarsi l’occasione di affermarsi sul piano sociale o su quello del lavoro;
  • la seconda parte è dedicata ad un dibattito aperto nel quale gli alunni potranno raccontare i loro eventuali approcci col mondo della disabilità e approfondire le loro curiosità direttamente con i protagonisti del filmato;
  • infine si darà la possibilità, a chi volesse, di salire su una carrozzina da gioco per provare l’emozione di praticare il basket in carrozzina.

 

Lo scopo principale di “èSportAbile” è insomma quello di informare e sensibilizzare sulla tematica della disabilità.

Il disabile non chiede compassione o privilegi: solo il rispetto che la società civile deve a tutti gli uomini del mondo.

L’altra finalità importante del progetto è altresì quella di raggiungere bambini disabili, spesso lasciati al proprio destino o al contrario tenuti al di fuori della vita reale da atteggiamenti superprotettivi, aprendoli al mondo e facendo comprendere loro le grandi cose che un disabile può fare se caparbio e motivato.

La cultura è un processo millenario; la nostra speranza è che parlando ed informando ragazzi delle scuole elementari e medie si possa creare, in un futuro non troppo lontano, una generazione di ingegneri, architetti, avvocati, professori, ma prima ancor9a di uomini, che conoscano e rispettino i portatori di disabilità anche senza averne affrontato un caso tra le persone più care.

 

Galliano Marchionni